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Lampadine e efficienza energetica

Come molti di voi sanno (e purtroppo anche tanti di voi non sanno), il lumen è l’unità di misura del flusso luminoso.

Quindi, l’unità di misura più adeguata a misurare l’efficienza luminosa energetica di una lampadina sembra essere il lumen su Watt (lm/W), ossia lumen per Watt assorbito di energia elettrica… abbastanza semplice, no?

Beh, cosa voglio dirvi… semplicemente voglio proporvi una mia ricerca, che ho fatto di recente, per cercare di capire come valutare una lampadina, quando vado a comprarle… questo perchè spesso ti spacciano le lampadine a basso consumo e, poi, se vai a controllare, consumano quasi come una alogena, che è un tipo di lampadina a incandescenza.
Ma allora, perchè le vendono come lampadine a basso consumo?

Ma perchè il mercato è invaso dalle prime lampadine a basso consumo che avevano prodotto tempo fa… lampadine che una volta permettevano di consumare meno di una normale lampadina a incandescenza, ma che non erano ancora ottimizzate, tra bulbi e neon… quindi sono rimaste invendute e ora le trovate in svendita ovunque…
Badate bene… sono comunque migliori delle classiche e inefficienti lampadine a tungsteno, ma non aspettatevi rese prodigiose e miracolose, capaci di farvi risparmiare centinaia o addirittura migliaia di euro.

Ma torniamo al succo del post. Vi do un’infarinatura generale che tutti noi dovremmo avere.
Le lampadine commercializzate attualmente sono:

  1. lampade ad incandescenza, che hanno rese di circa il 5%;
  2. lampade a scarica, con rese intorno al 25% di media;
  3. lampade a led, con rese che possono arrivare al 50%.

Naturalmente tutte queste lampadine esistono con varie sfaccettature… sappiate che gli attacchi standard sono 2: E27, l’attacco grande e E14 l’attacco piccolo.
Inoltre, le lampade alogene sono un tipo di lampada ad incandescenza, migliore delle classiche a filamento di tungsteno, mentre le lampade al neon fanno parte delle lampade a scarica.

Ma come funzionano? Non sarò troppo tecnico, anche perchè non ne ho le conoscenze adeguate…
Le lampade a incandescenza fanno passare il flusso di elettroni in una resistenza di tungsteno, che si scalda e diventa incandescente, illuminando l’ambiente.
Le lampade a scarica hanno al loro interno un gas che, se investito da un flusso di elettroni, si ionizza ed emette una radiazione che emette luce.
Le lampade a LED (acronimo inglese che vuol dire Light Emitting Diode), sfrutta la capacità di alcuni materiali semi-conduttori che hanno di produrre fotoni (e quindi luce), dalla ricombinazione elettrone/lacuna… è più difficile scriverlo che capirlo… il materiale ha una zona ghiotta di elettroni, noi glieli forniamo con la corrente elettrica e questa ricombinazione emette luce!

Dopodichè… sulle rese… le lampade a tungsteno, dicevamo, hanno una resa del 5%!!! E’ assurdo! 5% convertito in luce e il rimanente 95% disperso sotto forma di calore!!! Fatevi 2 conti… una lampadina da 100 Watt, vi trasforma 5 Watt in luce e 95 in calore disperso in ambiente… l’Enel ci va a nozze… ma i consumatori? Fatevi furbi!

Per questo la Comunità Europea ha deciso di migliorare l’efficienza energetica e di bandire le lampadine a incandescenza. A partire dal 1° Settembre 2009 sono bandite in tutta Europa le lampadine ad incandescenza da 100 Watt. Dal 1° settembre 2010 saranno bandite quelle da 75 Watt, dal 1° Settembre 2011 quelle da 60 Watt e dal 1° Settembre 2012 quelle da 25 e 40 Watt. Le alogene cesseranno di essere vendute dal 1° Settembre 2016.
Lo sapevate?

Lampadine e Comunità Europea
Lampadine e Comunità Europea

Se questa infarinatura non vi basta o semplicemente vi ho incuriosito, vi invito a leggere la pagina di Wikipedia riguardante l’efficienza luminosa linkata qui. Le rese sono piuttosto diverse, perchè vengono riportate al massimo teorico. Voi ricordatevi sempre qualche numero di riferimento e controllate l’efficienza come lumen/Watt, quando comprate una lampadina!

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Gli inceneritori – Le alternative tra i trattamenti termici (parte 3)

Una persona un po’ informata sa che ci sono 3 tipologie di impianti termici di smaltimento rifiuti; e l’incenerimento è si il più semplice da realizzare, ma anche quello a maggiore impatto ambientale e inquinante.
Questi 3 tipi di impianto sono:

  1. inceneritori,
  2. gassificatori (da non confondere con i rigassificatori!) e
  3. pirolizzatori.

Ma ovviamente, non ci sono molti pirolizzatori in giro perchè chi ha costruito un inceneritore vuole guadagnarci il più possibile prima di cambiare attività e adottare le novità. E inoltre in Italia siamo ancora indietro nella ricerca e sviluppo di questi tipi di impianti e quindi bisognerebbe investire dei soldi o per lo meno trovare degli accordi con aziende estere che già possiedono queste tecnologie.
Ma torniamo a questi 3 tipi di “termovalorizzatori”: il primo si basa su una combustione totale di rifiuti ed è quindi l’impianto a maggior impatto ambientale.
Il secondo si basa su una combustione minima e parziale, combinata alla produzione di gas di sintesi combustibile contenente metano e idrogeno ed è quindi a minor impatto ambientale.
E il terzo si basa solo ed esclusivamente su reazioni di pirolisi che avvengono per termodecomposizione del materiale a temperature comunque più contenute, in ambiente poverissimo o, addirittura, senza ossigeno (e quindi in totale assenza di combustione) e ottenendo gas di pirolisi combustibili, simili a quelli dei gassificatori.
Questa risulta essere, ad ora, la tecnologia meno efficiente dal punto di vista di residui solidi di pirolisi (chiamato char, o bio-char se derivante da biomassa), in termini di peso, ma allo stesso tempo la meno inquinante dal punto di vista delle emissioni.
Purtroppo queste ultime tecnologie, nonostante la gassificazione del carbone fosse una pratica nota e usuale già durante la seconda guerra mondiale, sono state riscoperte solo di recente e, come dicevo sopra, non sono così mature quanto l’incenerimento, ad ora scelto solo perchè è una tecnologia semplice.
Ma perchè nessuno ne parla, però? Non sono forse questi campi dove spendere in ricerca e sviluppo? E dove vanno invece i finanziamenti, che potrebbero dar da mangiare ai nostri eccellenti scienziati pronti a sviluppare questi processi virtuosi?
Non vogliamo spendere questi 4 soldi in questi processi del futuro? Va bene… e allora, all’estero c’è nessuno che ha raggiunto una buona maturità in uno di questi processi?
Ma porca miseria… mi scaldo quando parlo o scrivo ste cose… devo dirle io queste cose a quei vecchi che ci governano, che prendono un sacco di soldi per “lavorare” e “rappresentarci” (e fare assenteismo!), sempre pronti a farsi vedere in televisione per qualche gettone di presenza o per farsi belli con l’opinione pubblica, ma che assolutamente non pensano al nostro futuro, ma solo alle loro tasche e a difendere la sedia sulla quale poggiano il culo, senza la alcuna minima conoscenza della tecnologia odierna perchè c’hanno minimo 70 anni e, 1o chi glielo fa fare a studiarsi e capire processi nuovi e 2o tanto chi se ne frega, perchè tanto creperanno prima di soffocarci nella me*da!

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Gli inceneritori – Le alternative al trattamento termico (parte 2)

Le alternative ci sono, le sappiamo tutti, ma siamo spaventati dai cambiamenti e (VERGOGNA!) siamo troppo pigri!
Io non tratto direttamente questi argomenti, sono un ignorante, ma so di testimonianze che si possono attuare e con ottimi risultati.
Parlo di:

  1. raccolta differenziata porta a porta (perchè tanti di voi sono spaventati da questo? Perchè siete così pigri da non volerla fare? Volete che i vostri figli e nipoti vivano fra i rifiuti?);
  2. incentivazione alla riduzione degli imballaggi con sovrattasse alle aziende per gli imballaggi troppo grandi;
  3. controlli e garanzie sull’acqua da rubinetto (che dev’essere pubblica, farci risparmiare ed evitare inutili imballaggi e bottiglie di plastica!);
  4. tassazione in base al quantitativo di rifiuti prodotti per incentivare il riutilizzo, il riciclaggio interno e una riduzione dei rifiuti direttamente dal privato;
  5. pannolini lavabili, da vendere a privati e da fornire agli asili;
  6. distributori automatici di bibite e alimenti;

….. e così via! Sono tutte pratiche che si possono svolgere avendo una riduzione dei costi dei piccoli consumatori e con un enorme beneficio dal punto di vista ambientale!
E pensateci un attimo, se un ignorante come me, in 4 righe scritte quasi senza pensare, tira fuori tutte queste valide alternative, chissà quante ne sa un esperto!
E perchè, siete così spaventati dalla raccolta differenziata? E’ importante iniziare! Umido, plastica, carta, vetro e latta intanto… che ci vuole? Basta abituarsi… e poi con la porta a porta non si fa nemmeno la fatica di portarli in discarica! E inoltre è qui che il comune dovrebbe attrezzarsi per rivendere gli scarti alle aziende interessate, e magari con qualche finanziamento e la gestione delle tasse sui rifiuti pagarsi dei dipendenti per gestire la raccolta e magari fornire ai cittadini i sacchetti e i bidoni! Non vedo la difficoltà della cosa…
Inoltre sapreste immaginarvi il pagare la tassa sui rifiuti in base ai rifiuti prodotti? Non dico grossi sconti, basterebbe qualche euro, altrimenti va a finire che la gente più maleducata e insulsa getta i rifiuti in qualche campo pur di non pagare… ma funzionerebbe! Le famiglie inizierebbero a boicottare le aziende che fanno imballi enormi, esagerati, per evitare di produrre rifiuti, e inoltre si incentiverebbe il riciclo interno, bottiglie di vetro, tapper… da piccolo mia mamma mi dava le bottiglie di plastica da tagliare e colorare per fare dei graziosi portapenne.. queste erano cose fantastiche! Le famiglie con un pezzetto di giardino si attrezzerebbero di composter, per evitare di pagare l’umido.
E infine.. i pannolini lavabili.. anche qui aleggia un velo di dubbio misto a senso di schifezza.. perchè il pensare di lavare i pannolini fa schifo! Ma perchè? Gli si da una sciacquata gettando il più grosso nel water (anche qui ci sarebbe da parlare per ore.. NO all’acqua potabile per lo sciacquone!) e poi si farà una lavatrice di soli pannolini! Vi fa schifo lavare i fazzoletti di stoffa? Praticamente sono la stessa cosa!
Poi è inevitabile che in una società sempre più americanizzata e consumistica, ci sia qualcosa da smaltire in modo diverso.
Ma è l’incenerimento il metodo migliore?

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Gli inceneritori – Ecologici o inquinanti? (parte 1)

Italiani… vogliamo essere chiari per piacere?
La comunità Europea parla di inceneritori, non ha mai citato, nemmeno una volta, la parola termovalorizzatore.
E allora, perchè i nostri politici ideizzano tanto questo termine?
Semplice, perchè devono cercare di far piacere agli italiani questo tipo di impianti. E’ un po’ come dire che un mitra è un valorizzatore di proiettili, o se vogliamo confondere ulteriormente la plebe, un metallovalorizzatore. Cacchio, anche solo a scriverlo viene voglia anche a me di avere un metallovalorizzatore.
Poi c’è anche da capire una cosa.
Un inceneritore di ultima generazione, progettato e installato ad opera d’arte, se rispetta tutti i valori limite di emissioni, non è neanche così preoccupante, anzi un impianto che ha i dovuti controlli sarebbe anche una possibile soluzione, anche se economicamente non vantaggiosa. Ma i veri problemi sono:

  1. noi italiani non siamo capaci di fare impianti del genere “ad opera d’arte”;
  2. a impianto installato, abbiamo il brutto vizio di bruciare un po’ di tutto, in barba alle emissioni consentite;
  3. non abbiamo una struttura adeguata per garantire dei controlli continui sui livelli di emissione, in termini sia qualitativi che quantitativi (e le malattie respiratorie ringraziano!);
  4. le emissioni degli inceneritori sono dannose per l’organismo e per l’ambiente, sicuramente se superano i livelli consentiti (sotto tali livelli ancora non si sa bene in che misura).

Inoltre, chi ha definito i livelli di emissione? E in base a cosa? Sono giusti? O sono sovrastimati? E la questione che si era sollevata riguardo le particelle più piccole dei PM10 (le uniche che si stanno guardando e che vanno ad intaccare il sistema respiratorio), le PM1 e inferiori, capaci di penetrare nell’organismo e di rimanerci per anni, fino a far scoppiare tumori e altro… è vera? Dove sono le smentite che tanto speravamo di sentire?
Aleggia un velo di disinformazione a riguardo e quasi nessuno sa rispondere a queste domande.
Personalmente, se mi venisse costruito un inceneritore vicino casa, vorrei essere completamente sicuro che l’esposizione a quelle emissioni 365 giorni all’anno, per tutti gli anni di vita miei, dell’inceneritore e della mia famiglia, non rischi di causare nessun danno alla mia famiglia, ne alla mia proprietà.
E chi mi può assicurare una cosa del genere? Naturalmente nessuno… e va scandalosamente contro ai diritti umani alla vita.
Allora propongo una cosa. Voglio che venga imposto a tutti coloro che sono a favore degli inceneritori, a chi stanzia i fondi e a chi costruisce, di trasferirsi in qualche casa a fianco a questi “termovalorizzatori”, con l’obbligo di risiedere in tal casa con la famiglia a vita.

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