Archivio della categoria Ricordiamoci... non dimentichiamo!

Brunetta il fannullone

Vorrei precisare che non mi dispiace completamente l’operato di Brunetta, ma mi da fastidio l’ipocrisia della persona.

Il nostro ministro Brunetta
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Brunetta, la nostra scheggia impazzita che aborra gli assenteisti e i fannulloni, sembra non ricordare il suo passato.
Vi voglio rinfrescare la memoria con una notizia ANSA di Giugno 2008.

Parlamento Ue: Brunetta assenteista (Notizia ANSA)

TRIESTE, 12 Giugno 2008

Renato Brunetta, che ha annunciato battaglia contro i fannulloni nella P.A., e’ stato tra gli europarlamentari italiani piu’ assenteisti. Lo sottolinea il Piccolo di Trieste, che cita il sito web radicale ‘Fai notizia’, secondo cui il ministro si piazza al 611/mo posto come presenze tra gli europarlamentari, con una percentuale del 48,21%.

Indici di partecipazione minori sono stati raggiunti da Pannella (47,14%), Di Pietro (44,29%), Veltroni (41,79%), Mastella (40%) e Dell’Utri (14,64%).

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Non so se rendo… seicentoundicesimo posto! Con una percentuale di presenze del 48%… meno della metà!!!
E’ come se una persona andasse a lavorare meno di un giorno su due… facile… comodo…

Ma cos’è successo che improvvisamente, negli ultimi mesi, sembra che stia lavorando solo lui e ce l’ha a morte coi fannulloni, sua categoria fino a poco tempo fa?
Forse l’hanno obbligato a fare qualcosa e per invidia di chi poteva ancora cazzeggiare, ci si è abbattuto contro?

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Anch’io ho il calzino turchese! Solidarietà a Mesiano! (part 2 – Lei!)

Anch'io ho i calzini turchesi!
Anch’io ho i calzini turchesi! Mirate..


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Grazie!

Dopo di me, arriva lei! Il mio splendore!

Ed eccola a voi, coi suoi supersexy calzini turchesi! La stravaganza regna sovrana… dove andremo a finire?

Anch'io ho i calzini turchesi!
Anch’io ho i calzini turchesi! E mi informo..

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IO ODIO… LORO!

Odio Loro!
Odio Loro!


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Grazie!

La lista è in continuo aggiornamento!!! Se ritenete che io debba odiare qualcuno in più contattatemi!
La lista è in ordine alfabetico… e linka alle relative pagine di Wikipedia! Questo solo per farvi conoscere meglio le persone, con lo stesso obiettivo che si pone il libro “Se li conosci li eviti”.

Odio:

http://it.wikipedia.org/wiki/Sandra_Lonardo

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IO ODIO…

Io Odio!
Odio!

Odio questo Stato… in tutti i sensi!
Odio questa politica, fatta di favori, mafia e corruzione
Odio questo sistema fiscale, macchiavellico, non-chiaro, inefficiente e che non rende quello che prende
Odio vedere cervelli italiani costretti ad andare all’estero per realizzarsi
Odio veder pregiudicati in politica
Odio vedere che la legge per i nemici si applica e per gli amici si interpreta
Odio le leggi ad personam
Odio non poter scegliere chi eleggere
Odio questa nostra finta libera informazione
Odio la P2 che c’è stata e il progetto che stanno tuttora realizzando
Odio Telecom, reale blocco al libero mercato di telefonia e internet
Odio sapere che i parlamentari hanno diritto alla pensione dopo due anni e mezzo e vogliono continuamente alzare l’età pensionabile agli altri
Odio i finanziamenti ai partiti e ai giornali di partito
Odio la RAI e la TV italiana, fatta di programmi spazzatura e reality atti ad anestetizzare il popolo
Odio la paura che si prova nel camminare per alcuni quartieri
Odio rendermi conto che se mi entra un ladro in casa e succede qualcosa (del tipo il mio cane lo aggredisce, si fa male scavalcando la ringhiera, etc.) mi può far causa e quello che rischia guai seri, SONO IO!
Odio gli altissimi prezzi degli immobili e i mutui trentennali o, peggio, quarantennali
Odio i prezzi degli affitti, che portano via oltre la metà (se non quasi tutto) di uno stipendio medio
Odio l’Università, solo perchè non c’è alcuna sicurezza di lavoro dopo di essa
Odio l’Università, continuamente riformata e appiattita di livello
Odio tutti questi lavori e lavoratori con Partita IVA “occasionale” o contratto a progetto, senza garanzie di un lavoro duraturo e, così, senza garanzie per accendere un mutuo ed iniziare a costruirsi una vita
Odio gli appalti statali, quasi tutti pilotati e volti a mangiar fondi pubblici
Odio gli sprechi della politica e gli stipendi dei politici tra i più alti e immeritati al mondo
Odio l’ignoranza, mascherata dietro belle parole, che aleggia in Parlamento
Odio le tasse che ci sono ancora, ma che non dovrebbero esistere più (un esempio, le accise..)
Odio tutta la burocrazia all’italiana, volta a perdere tempo e denaro
Odio questo vivere caotico, sempre di corsa e senza tempo da dedicare alla famiglia e alle passioni
Odio le leggi bavaglio e ammazza-blog, ulteriori paletti alla libera informazione
Odio il calcio italiano, strapagato, spacciato da italiani come migliore al mondo, ma marcio e malato a causa degli interessi che ne girano attorno
Odio gli inceneritori e il nucleare, spacciati per alternativi, ma dannosi per ambiente e persone

Amo l’Italia, paese splendido, dalle potenzialità illimitate, con gente magnifica, una storia bellissima, dei cibi buonissimi, una passione senza eguali, dei paesaggi impossibili da sognare, delle tradizioni fantastiche, etc… etc… etc…
… ma odio essere italiano!

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Parla il Berluscones Feltri… è l’ora dell’attacco a Fini!

Preso dal seguente articolo del Giornale… faccio tutte le citazioni del caso… così che possiate andare a trovarvi l’articolo se vi interessa! Proseguiamo…

IL PRESIDENTE FINI E LA STRATEGIA DEL SUICIDIO LENTO

Ultima chiamata per Fini: o cambia rotta o lascia il Pdl

di Vittorio FeltriIl GiornaleLunedì 14 Settembre 2009

cito solo l’ultima parte dell’articolo, dopo aver già “avvisato” il camerata Fini:
“… Non gli è permesso tenere un piede nella maggioranza e uno nell’opposizione.
Deve risolversi subito.
E ricordi che bocciato un Lodo Alfano se ne approva un altro, modificato, e lo si manda immediatamente in vigore.
Ricordi anche che delegare i magistrati a far giustizia politica è un rischio.
Specialmente se le inchieste giudiziarie si basano su teoremi.
Perché oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera.
È sufficiente – per dire – ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza nazionale per montare uno scandalo.
Meglio non svegliare il can che dorme.
Inoltre, valuti Fini, che se la Lega si scoccia e ritira la sua delegazione, il voto anticipato è inevitabile.
Allora per lui, in bilico tra destra e sinistra, sarebbe una spiacevole complicazione.”

Vi giuro, che non ho parole… bocciato un Lodo Alfano, se ne fa un altro… minaccie per faccende a luci rosse che sanno solo loro…
Butei, siamo alle asse… ora ditemi voi se il Giornale fa informazione o propaganda politica…

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Berlusconi a L’Aquila! Ciò che non ha fatto!

Mi scuso per la citazione e il furto dell’immagine, ma in questo periodo in cui la RAI è impazzita, togliendo la tutela legale a Report, non rinnovando i contratti con i vari collaboratori di Annozero e Santoro, facendo slittare la partenza di Ballarò e mettendo Porta a Porta con il fotocartaigienico Bruno Vespa…. BRUNO VESPA!!!!!… e tutto questo solo per elogiare il cavaliere e tutti i suoi lavori fatti e svolti a L’Aquila…

Ma vorrei proprio vedere cosa ha fatto a L’Aquila… vai a parlarne ad Annozero e vediamo cosa dici… facile andare da Zerbino Vespa…

Comunque… guardate questa immagine…

Silvio Berlusconi a L'Aquila
Silvio Berlusconi a L’Aquila

L’ho presa da VoglioScendere, da un magnifico articolo di Corrias, che voglio linkare:
http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2329400.html

Buona lettura… guardate quanto ha fatto il vostro amico Silvio…
e diffidate dell’informazione di Vespa… non fa informazione, ma propaganda… o meglio Propaganda Due!

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Rivogliamo Annozero, Michele Santoro e Marco Travaglio (secondo spot)

Inserisco il secondo spot pubblicitario di Annozero, spot che dovrebbe essere in onda sulle reti RAI, ma che la RAI non vuole trasmettere.

Forza Michele… la prossima da salvare sarà la Gabanelli…

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Rivogliamo Annozero, Michele Santoro e Marco Travaglio

Dalle ultime dichiarazioni, sembra verosimile che Annozero non vada in onda o che parta in ritardo… contro quello che già aveva deciso la Corte di Cassazione, quando già un’altra volta avevano tentato di chiudere uno, forse l’unico assieme a Report, programma libero e di libera informazione!

Michele Santoro lancia un appello a tutti i blogger di far girare i suoi video promozionali su Annozero. Io rispondo all’appello!

Non lasciamo che ci cancellino dal palinsesto gli unici programmi sulla TV pubblica (TV PUBBLICA RIPETO!) che fanno informazione.

Michele Santoro e Marco Travaglio, io sto con voi!

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Se telefonando… di Gioacchino Genchi e Gianni Barbacetto

Oggi mi sento di citare l’ultimo post che Gioacchino Genchi scrive sul suo blog… così, giusto per essere un altra persona che ne tiene traccia, se mai dovesse esistere una censura che cancella queste cose è meglio averne più copie e divulgare il tutto più possibile!

Questo era un articolo pubblicato sul Diario di Enrico Deaglio il 21 marzo 2003. Ora è più attuale di allora!

Prima di iniziare… Gioacchino, io sono con te!

Titolo: Se telefonando …

C’è un contatto diretto, nel 1994, tra Silvio Berlusconi
e un uomo al lavoro per costruire il «partito di Cosa nostra».
È emerso al processo palermitano per mafia contro Dell’Utri

di Gianni Barbacetto

C’è stato un contatto telefonico diretto, nel 1994, agli albori di Forza Italia, tra Silvio Berlusconi e un uomo allora impegnato a costruire «il partito di Cosa nostra». Lo ha raccontato un consulente della procura di Palermo, Gioacchino Genchi, in una delle udienze del processo in corso nella città siciliana con imputato Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. A telefonare ad Arcore, al numero riservato di Berlusconi, alle ore 18.43 del 4 febbraio 1994, è il principe Domenico Napoleone Orsini.

Esponente dell’aristocrazia nera romana, massone, Orsini è in contatto con il capo della P2 Licio Gelli, che va anche a incontrare a villa Wanda, ad Arezzo. Dopo una gioventù nell’estrema destra neofascista, nei primi anni Novanta Orsini si scopre leghista. Nel novembre 1993 accoglie Umberto Bossi che scende nella Roma ladrona per incontrare i suoi sostenitori nella capitale: si riuniscono nella villa di Trastevere di Gaia Suspisio per una cena e brindisi con Veuve Cliquot, costo politico centomila lire, a cui partecipano, tra gli altri, il giornalista Fabrizio Del Noce, la vedova del fondatore del Tempo Maria Angiolillo e Maria Pia Dell’Utri, moglie di Marcello. Mentre viene servita la crostata di frutta, Bossi si avventura in un comizio di tre quarti d’ora, che si conclude solo quando la brigata si trasferisce al Piper, storica discoteca romana.Orsini si impegna nella Lega Italia federale, articolazione romana della Lega nord. Ma, forte dei contatti con Gelli, lavora per un progetto più ampio: riunire tutti i movimenti «separatisti», tutte le «leghe» nate in quei mesi nel Sud del Paese. Sono per lo più uomini della massoneria a fondare in molte regioni del Sud, dalla Calabria alla Lucania, dalla Puglia alla Sicilia, piccoli gruppi che si ispirano alla Lega di Bossi. I partiti storici, Dc in testa, sono allo sbando, anche per effetto delle inchieste di Mani pulite. Molti lavorano sotto traccia per riempire quel vuoto politico, mentre le stragi del ‘92, in cui muoiono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e del’93, a Firenze, Roma e Milano, destabilizzano il Paese.

Il principe Orsini è tra i più attivi in quei mesi: contatta i notabili che hanno fondato le «leghe del Sud», li riunisce, si offre come loro candidato unico alle elezioni, proponendo la costituzione di un’unica, grande «Lega meridionale», in rapporti ambivalenti con la Lega di Bossi: contrapposizione polemica, dichiarata riscossa del Sud contro il Nord, ma sostanziale alleanza e convergenza d’intenti, nel comune progetto di spezzare e frantumare l’Italia. Nello stesso periodo, qualcun altro era molto attivo negli stessi ambienti. Lo racconta Tullio Cannella, uomo molto vicino al capo militare di Cosa nostra, Leoluca Bagarella, impegnato nelle stragi: «Sin dal 1990-91 c’era un interesse di Cosa nostra a creare movimenti separatisti; erano sorti in tutto il Sud movimenti con varie denominazioni, ma tutti con ispirazioni e finalità separatiste. Questi movimenti avevano una contrapposizione “di facciata” con la Lega nord, ma nella sostanza ne condividevano gli obiettivi. Successivamente, sorgono a Catania il movimento Sicilia libera e in altri luoghi del Sud movimenti analoghi. Tutte queste iniziative nascevano dalla volontà di Cosa nostra di “punire i politici una volta amici”, preparando il terreno a movimenti politici che prevedessero il coinvolgimento diretto di uomini della criminalità organizzata o, meglio, legati alla criminalità, ma “presentabili”». È la mafia che si fa partito: dopo aver constatato l’inutilizzabilità della Democrazia cristiana, che aveva lasciato diventare definitive le condanne al maxiprocesso di Palermo, Totò Riina e i suoi cercano figure «presentabili» per varare in proprio una nuova forza politica.

«Nell’ottobre 1993», continua Cannella, «su incarico di Bagarella costituii a Palermo il movimento Sicilia libera», che apre una sede in via Nicolò Gallo e ha tra i suoi animatori, oltre allo stesso Cannella, anche Vincenzo La Bua. A Catania era nata la Lega Sicilia libera, controllata da Nando Platania e Nino Strano. Programma: la separazione dall’Italia della Sicilia, che doveva diventare «la Singapore del Mediterraneo», con conseguente possibilità di varare leggi più favorevoli a Cosa nostra, bloccare i «pentiti», annullare l’articolo 41 bis dell’ordinamento carcerario che aveva introdotto il carcere duro per i mafiosi, formare in Sicilia una autonoma Corte di cassazione…

I fondatori di «cosa nuova»

Agli uomini di Cosa nostra non sfugge fin dall’inizio che questo progetto è ambizioso e di difficile realizzazione. Per questo si lasciano aperta un’altra possibilità: cercare rapporti e offrire sostegno a nuove forze politiche nazionali che stanno nascendo sulle rovine del vecchio sistema dei partiti. «Le due strategie già coesistevano», racconta Cannella, «e lo stesso Bagarella sapeva della prossima “discesa in campo” di Silvio Berlusconi».

È Forza Italia, dunque, la carta di riserva di Cosa nostra. I suoi uomini sono informati in anticipo, attraverso canali privilegiati, dei programmi di Forza Italia. Li conoscono addirittura prima che il nome Forza Italia sia lanciato da Berlusconi sul mercato della politica. Prosegue infatti Cannella: «Bagarella, tuttavia, non intendeva rinunciare al programma separatista, perché non voleva ripetere “l’errore” di suo cognato (Riina, ndr), cioè dare troppa fiducia ai politici, e voleva, quindi, conservarsi la carta di un movimento politico in cui Cosa nostra fosse presente in prima persona. Inoltre, va detto che vi era un’ampia convergenza tra i progetti, per come si andavano delineando, del nuovo movimento politico capeggiato da Berlusconi e quelli dei movimenti separatisti. Si pensi Si pensi al progetto di fare della Sicilia un porto franco, che era un impegno dei movimenti separatisti e un impegno dei siciliani aderenti a Forza Italia. Si pensi ancora che, all’inizio del 1994, da esponenti della Lega nord (Tempesta, Marchioni e il principe Orsini), con i quali avevo avuto diretti contatti, ero stato notiziato dell’esistenza di trattative fra Bossi e Berlusconi per un apparentamento elettorale e per un futuro accordo di governo che prevedeva, fra l’altro, il federalismo tra gli obiettivi primari da perseguire. Marchioni mi aveva riferito che un parlamentare della Lega nord, questore del Senato, aveva confermato che il futuro movimento, che avrebbe poi preso il nome di Forza Italia, aveva sposato in pieno la tesi federalista».

Giovanni Marchioni, un imprenditore vicino alla Lega Italia federale, l’articolazione romana della Lega nord, ha confermato che i promotori delle «leghe del Sud» si sono riuniti a Lamezia Terme. Erano presenti, tra gli altri, La Bua e Strano per Sicilia libera, oltre ai rappresentanti di Calabria libera, Lucania libera e Campania libera. In questa occasione il principe Orsini si propone come candidato unico del futuro raggruppamento di tutte quelle organizzazioni. Orsini conferma tutto ai magistrati palermitani e ammette «di avere chiaramente intuito il tipo di interessi che Sicilia libera intendeva tutelare», scrivono i magistrati di Palermo, «specialmente dopo che Cannella gli disse esplicitamente che “occorreva tenere un discorso all’Ucciardone per poi perorare la causa del noto 41 bis dell’ordinamento penitenziario”».

Già verso la fine del 1993, comunque, un boss di Cosa nostra impegnato in prima persona nella strategia delle stragi avverte Cannella che quella del movimento separatista non è l’unica via: «Nel corso di un incontro con Filippo Graviano, questi, facendo riferimento al movimento Sicilia libera di cui ero notoriamente promotore, mi disse testualmente: “Ti sei messo in politica, ma perché non lasci stare, visto che c’è chi si cura i politici… Ci sono io che ho rapporti ad alti livelli e ben presto verranno risolti i problemi che ci danno i pentiti». Graviano e, nell’ombra, Bernardo Provenzano, nei mesi seguenti constatano che la strada separatista non è percorribile. È in questo clima che si intrecciano rapporti frenetici tra esponenti delle «leghe» e uomini di Forza Italia.

Gioacchino Genchi è un poliziotto esperto in analisi dei traffici telefonici. Da tempo è in aspettativa dalla Polizia e dal suo ufficio di Palermo pieno di computer svolge il ruolo di consulente per diverse procure italiane. Per quella di Palermo ha analizzato, con i suoi programmi e i suoi data base, i flussi telefonici dei protagonisti della stagione di Sicilia libera. Scoprendo nei tabulati della Telecom e degli altri gestori telefonici una serie di contatti insospettabili.

Quel 4 febbraio 1994

Il giorno chiave è il 4 febbraio 1994. Il principe Orsini alle 10.50 telefona a Stefano Tempesta, esponente leghista vicino a Sicilia libera. Nel primo pomeriggio, alle 15.55, raggiunge al telefono Cannella, l’inviato di Bagarella nella politica. Subito dopo, alle 16.14, chiama la sede di Sicilia libera a Palermo. Alle 18.43 chiama Arcore: il numero è quello riservato a cui risponde Silvio Berlusconi. Immediatamente dopo chiama Marcello Dell’Utri. Alle 19.01 telefona di nuovo a Tempesta, che raggiunge ancora alle 19.20. Nei giorni successivi i contatti di Orsini continuano. Il 7 febbraio 1994, alle 17.34, chiama Sicilia libera. Il giorno dopo parla due volte con Dell’Utri. Il 10 febbraio alle 13.26 telefona a Cesare Previti. Il 14 febbraio contatta ancora Dell’Utri e, alle 16.04, Vittorio Sgarbi.

L’analisi al computer dei tabulati di migliaia di telefonate, naturalmente, non può far conoscere i contenuti dei contatti. Ma rivela i rapporti, le connessioni. Un deputato regionale siciliano dell’Udc, Salvatore Cintola, per esempio, nel periodo tra il 9 ottobre 1993 e il 10 febbraio 1994 chiama 96 volte il cellulare di Tullio Cannella, l’uomo di Sicilia libera. In quei mesi cruciali a cavallo tra il ‘93 e il ‘94 sono molti i contatti tra la sede di Sicilia libera e i numeri della Lega nord, a Roma, a Verona, a Belluno. Poi, quando l’opzione «leghista» tramonta, crescono i rapporti telefonici con uomini di Forza Italia. Gianfranco Micciché, Gaspare Giudice, Pippo Fallica, Salvatore La Porta. E Giovanni Lalia, che di Forza Italia siciliana è uno dei fondatori. È lui che dà vita al club forzista di Misilmeri, che anima il gruppo che si riunisce all’Hotel San Paolo di Palermo, formalmente posseduto dal costruttore Gianni Ienna, ma considerato dagli investigatori proprietà dei Graviano e per questo confiscato. È sempre lui, Lalia, che cede il suo cellulare a mafiosi di Misilmeri, il giro di Giovanni Tubato (poi ucciso) e Stefano Benigno (cugino di Lalia, in seguito condannato per le stragi del ‘93).

Le analisi dei traffici telefonici mettono in risalto anche gli intensi rapporti tra Marcello Dell’Utri e un gruppo di imprenditori siciliani attivi a Milano nel settore delle pulizie, capitanati da Natale Sartori e Antonino Currò, arrestati poi nel 1998 a Milano. Il gruppo di Sartori e Currò era a sua volta in strettissimi rapporti con il mafioso Vittorio Mangano, un tempo «stalliere» nella villa di Berlusconi ad Arcore. Un capomafia del peso di Giovanni Brusca ha testimoniato a Palermo che il tramite tra Berlusconi e Cosa nostra, a Milano, sarebbe proprio «un imprenditore nel settore delle pulizie». Chissà, si sono chiesti gli investigatori del caso Sartori-Currò, se ha a che fare con i nostri eroi. Ma per ora quell’imprenditore – ammesso che esista – è rimasto senza volto e senza nome.
Restano soltanto i fili sottili dei rapporti intrecciati, nel momento forse più drammatico della storia italiana del dopoguerra, tra gli uomini di Cosa nostra, i promotori delle leghe, i fondatori di Forza Italia. Che questi contatti ci siano stati è ormai certo. Che cosa si siano detti, quali trattative, quali eventuali promesse si siano fatti non è invece ancora dato di sapere con certezza. Il momento fondativo della cosiddetta Seconda Repubblica resta avvolto nel mistero.

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Codice Technorati – ms5pd9yxiq

E’ necessario che faccia un post col seguente codice per poter usufruire dei servizi di Technorati.
Spiacente per l’inconveniente.

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