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Brunetta il fannullone

Vorrei precisare che non mi dispiace completamente l’operato di Brunetta, ma mi da fastidio l’ipocrisia della persona.

Il nostro ministro Brunetta
Il nostro ministro Brunetta

Brunetta, la nostra scheggia impazzita che aborra gli assenteisti e i fannulloni, sembra non ricordare il suo passato.
Vi voglio rinfrescare la memoria con una notizia ANSA di Giugno 2008.

Parlamento Ue: Brunetta assenteista (Notizia ANSA)

TRIESTE, 12 Giugno 2008

Renato Brunetta, che ha annunciato battaglia contro i fannulloni nella P.A., e’ stato tra gli europarlamentari italiani piu’ assenteisti. Lo sottolinea il Piccolo di Trieste, che cita il sito web radicale ‘Fai notizia’, secondo cui il ministro si piazza al 611/mo posto come presenze tra gli europarlamentari, con una percentuale del 48,21%.

Indici di partecipazione minori sono stati raggiunti da Pannella (47,14%), Di Pietro (44,29%), Veltroni (41,79%), Mastella (40%) e Dell’Utri (14,64%).

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Non so se rendo… seicentoundicesimo posto! Con una percentuale di presenze del 48%… meno della metà!!!
E’ come se una persona andasse a lavorare meno di un giorno su due… facile… comodo…

Ma cos’è successo che improvvisamente, negli ultimi mesi, sembra che stia lavorando solo lui e ce l’ha a morte coi fannulloni, sua categoria fino a poco tempo fa?
Forse l’hanno obbligato a fare qualcosa e per invidia di chi poteva ancora cazzeggiare, ci si è abbattuto contro?

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IO ODIO… LORO!

Odio Loro!
Odio Loro!

La lista è in continuo aggiornamento!!! Se ritenete che io debba odiare qualcuno in più contattatemi!
La lista è in ordine alfabetico… e linka alle relative pagine di Wikipedia! Questo solo per farvi conoscere meglio le persone, con lo stesso obiettivo che si pone il libro “Se li conosci li eviti”.

Odio:

http://it.wikipedia.org/wiki/Sandra_Lonardo

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IO ODIO…

Io Odio!
Odio!

Odio questo Stato… in tutti i sensi!
Odio questa politica, fatta di favori, mafia e corruzione
Odio questo sistema fiscale, macchiavellico, non-chiaro, inefficiente e che non rende quello che prende
Odio vedere cervelli italiani costretti ad andare all’estero per realizzarsi
Odio veder pregiudicati in politica
Odio vedere che la legge per i nemici si applica e per gli amici si interpreta
Odio le leggi ad personam
Odio non poter scegliere chi eleggere
Odio questa nostra finta libera informazione
Odio la P2 che c’è stata e il progetto che stanno tuttora realizzando
Odio Telecom, reale blocco al libero mercato di telefonia e internet
Odio sapere che i parlamentari hanno diritto alla pensione dopo due anni e mezzo e vogliono continuamente alzare l’età pensionabile agli altri
Odio i finanziamenti ai partiti e ai giornali di partito
Odio la RAI e la TV italiana, fatta di programmi spazzatura e reality atti ad anestetizzare il popolo
Odio la paura che si prova nel camminare per alcuni quartieri
Odio rendermi conto che se mi entra un ladro in casa e succede qualcosa (del tipo il mio cane lo aggredisce, si fa male scavalcando la ringhiera, etc.) mi può far causa e quello che rischia guai seri, SONO IO!
Odio gli altissimi prezzi degli immobili e i mutui trentennali o, peggio, quarantennali
Odio i prezzi degli affitti, che portano via oltre la metà (se non quasi tutto) di uno stipendio medio
Odio l’Università, solo perchè non c’è alcuna sicurezza di lavoro dopo di essa
Odio l’Università, continuamente riformata e appiattita di livello
Odio tutti questi lavori e lavoratori con Partita IVA “occasionale” o contratto a progetto, senza garanzie di un lavoro duraturo e, così, senza garanzie per accendere un mutuo ed iniziare a costruirsi una vita
Odio gli appalti statali, quasi tutti pilotati e volti a mangiar fondi pubblici
Odio gli sprechi della politica e gli stipendi dei politici tra i più alti e immeritati al mondo
Odio l’ignoranza, mascherata dietro belle parole, che aleggia in Parlamento
Odio le tasse che ci sono ancora, ma che non dovrebbero esistere più (un esempio, le accise..)
Odio tutta la burocrazia all’italiana, volta a perdere tempo e denaro
Odio questo vivere caotico, sempre di corsa e senza tempo da dedicare alla famiglia e alle passioni
Odio le leggi bavaglio e ammazza-blog, ulteriori paletti alla libera informazione
Odio il calcio italiano, strapagato, spacciato da italiani come migliore al mondo, ma marcio e malato a causa degli interessi che ne girano attorno
Odio gli inceneritori e il nucleare, spacciati per alternativi, ma dannosi per ambiente e persone

Amo l’Italia, paese splendido, dalle potenzialità illimitate, con gente magnifica, una storia bellissima, dei cibi buonissimi, una passione senza eguali, dei paesaggi impossibili da sognare, delle tradizioni fantastiche, etc… etc… etc…
… ma odio essere italiano!

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Berlusconi a L’Aquila! Ciò che non ha fatto!

Mi scuso per la citazione e il furto dell’immagine, ma in questo periodo in cui la RAI è impazzita, togliendo la tutela legale a Report, non rinnovando i contratti con i vari collaboratori di Annozero e Santoro, facendo slittare la partenza di Ballarò e mettendo Porta a Porta con il fotocartaigienico Bruno Vespa…. BRUNO VESPA!!!!!… e tutto questo solo per elogiare il cavaliere e tutti i suoi lavori fatti e svolti a L’Aquila…

Ma vorrei proprio vedere cosa ha fatto a L’Aquila… vai a parlarne ad Annozero e vediamo cosa dici… facile andare da Zerbino Vespa…

Comunque… guardate questa immagine…

Silvio Berlusconi a L'Aquila
Silvio Berlusconi a L’Aquila

L’ho presa da VoglioScendere, da un magnifico articolo di Corrias, che voglio linkare:
http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2329400.html

Buona lettura… guardate quanto ha fatto il vostro amico Silvio…
e diffidate dell’informazione di Vespa… non fa informazione, ma propaganda… o meglio Propaganda Due!

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Le alternative agli inceneritori e al nucleare

I nostri politicanti fanno finta di non sapere che gli inceneritori sono un suicidio e una fonte di problemi infinita, anzi cercano di smentire e di convincervi che sono necessari, senza informare realmente sulle alternative.

Le alternative sono:
raccolta differenziata (a Verona non si fa ancora, a Villafranca nemmeno… sono tantissimi i comuni che non la fanno ancora!);
impianti di differenziazione della frazione “secca” dei rifiuti (impianti che aiutano a fare la differenziata, sul non-differenziato;
modernizzazione delle centrali elettriche esistenti, che raddoppierebbero la loro produzione di energia elettrica (è vero! dal 30% al 60%!), consumando la metà. Quindi inquinando la metà avremo la stessa energia, bello no? Oppure consumando la stessa quantità avremmo il doppio di energia, leggetelo un po’ come vi pare!;
incentivi alla produzione di energia elettrica localizzata (ossia non con pochi grossi impianti, ma con tanti piccoli impiantini, anche domestici), che siano essi:
1) fotovoltaici elettrici (sole=elettricità),
2) solari termici (sole=calore+acqua calda),
3) eolici (aria=elettricità),
4) geotermici (terreno=calore+acqua calda).
Questi impianti, se incentivati, non costano molto, producono energia elettrica e termica, si ripagano in periodi che vanno da 5 a 15 anni, fanno risparmiare sulle bollette, limitano i consumi, non inquinano e fanno anche guadagnare qualcosina, rivendendo l’energia prodotta in eccesso!

E voi mi direte… ma allora perchè non li fanno tutti?
Perchè non si conoscono, non vengono pubblicizzati perchè le autorità e le amministrazioni ne sono spaventati, perchè se uno si produce l’energia poi non paga più le bollette. Ti immagini quanto risparmiereste se voi non doveste mai più pagare l’ENEL e il GAS?

Non so se lo sapete, ma ora voi date da bere alle piante in giardino con l’acqua potabile e tiri l’acqua del water usando sempre acqua potabile. Perchè, visto che l’acqua potabile costa?
Ci sono impianti di ricircolo e purificazione dell’acqua piovana, che costano poco!, che ti permettono di tirare l’acqua del water con l’acqua piovana purificata (è trasparente e pulita lo stesso!) e inoltre puoi dare da bere al giardino, all’orto e ai campi sempre con quest’acqua, che non ti costa niente, perchè è quella piovana che tu raccogli in un serbatoio! Si potrebbe addirittura utilizzare l’acqua di scarico della lavatrice o della lavastoviglie per il water! Le possibilità sono tantissime!
Con questi impianti si dimezzerebbero i consumi di ACQUA POTABILE, dimezzando così anche quella bolletta…

Senza dover pagare più LUCE e GAS e pagando metà dell’ACQUA, quanto risparmiereste? TANTO… e inquinereste meno, migliorando la qualità dell’aria che vi sta attorno, quindi campando in media più anni.
Ma tutte queste cose non le dico solo io… le dicono milioni di studiosi, ricercatori e tra gli scienziati tra i più importanti al mondo.
Ma quelli che si spacciano per i nostri rappresentanti, che dovrebbero pensare al bene di tutti, non te lo dicono, perchè ci sono troppi interessi dietro.

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L’inefficienza delle centrali nucleari

Per valutare l’efficienza energetica di impianti di produzione di energia elettrica, si usano alcuni indici (tra questi uno si chiama EROI), che valutano l’energia ricavata per unità di energia spesa.
Cosa vuol dire?
In soldoni, si prende un pezzo di carbone, quel carbone è costato tot e per estrarlo c’è stato bisogno di spendere 3 di energia. In una centrale a carbone, riesco ad ottenere 8 di energia…
8-3-(costo+trasporto del materiale)=più o meno 5, quindi è conveniente.
Il discorso non è così semplice, in realtà, ma è un buon esempio per capire come funziona. Inoltre spesso non si tiene conto di emissioni, impatto ambientale, studi epidemiologici sulla salute degli esseri viventi e soprattutto sull’essere umano. Secondo me bisognerebbe dare un valore economico all’inquinamento ambientale, valori di emissioni leggermente inquinanti si paga un po’, valori di emissioni molto inquinanti si paga tantissimo! Così, i cementifici che inquinano moltissimo, più degli inceneritori stessi, diventerebbero fuorilegge e sconvenienti economicamente, quindi si svilupperebbero metodi più efficaci di abbattimento delle polveri e si costruirebbe meno.

Tutto questo per dire cosa?
Riguardo al nucleare, i costi energetici di estrazione dell’uranio-235 (quello usato nelle centrali) supera l’energia che questo materiale radioattivo può dare (non è sempre vero… più o meno in media quello che consumo è quello che posso produrre, che vuol comunque dire che non è efficiente ed è inutile!), senza tener conto che poi non si sa come smaltire le scorie, che ovunque vengano messe inquinano ambiente, terreni, falde acquifere.
Allora voi mi direte, perchè lo estraggono se costa di più estrarlo che usarlo per produrre energia?
Perchè lo estraggono nei paesi poveri, dove mandano qualche negretto a fare il lavoro sporco (e muore anche tanta gente!) e dove l’energia costa poco, per poi trasportarlo nei paesi più ricchi (Italia compresa), dove il ritorno economico è maggiore.
Cioè, sempre in soldoni, lo estraggono nel terzo mondo spendendo 10 kilowatt di energia, ad 1 centesimo al kilowatt per poi ri-trasformarlo in energia nei paesi più ricchi, ottenendo 6/7 kilowatt, che però rivendono a 1 euro al kilowatt… il guadagno è ovvio, come è ovvio che il bilancio energetico è negativo e che energeticamente non conviene! Anche questo discorso andrebbe affrontato meglio, ma questo vuole essere un esempio giusto per capire.

Quindi, il nucleare in Italia è tutta speculazione di soldi pubblici… ci saranno i soliti, Marcegaglia, Impregilo, etc..etc.. che costruiscono impianti che portano ad un impatto ambientale che distruggerà l’Italia, che alzerà i tassi di mortalità per tumore, cancro, per malattie cardiovascolari e respiratorie, solamente per intascarsi qualche milionata di soldi pubblici.

Inoltre, il fabbisogno di Uranio per le centrali esistenti è maggiore dell’Uranio estratto, ad ora. Figuriamoci aggiungendo il fabbisogno di centrali che verranno pronte fra 10 anni! La presenza di uranio-235 al mondo è in declino, abbiamo superato la metà delle scorte mondiali ed ora ce ne sarà sempre meno e costerà sempre di più! Tale tecnologia è morta!!! Inefficiente, costosa e inquinante… le ha tutte per non essere sviluppata e dovremmo tutti ribellarci, anche incatenandoci ai cantieri, chiedendo dialogo con le amministrazioni, chiedendo di finire in televisione a dire quello che i giornali non dicono! Ci spacciano il nucleare come una soluzione, che non è!

Solo per fare un confronto, la Germania, che Dio se la prendi (lo dico solo per invidia, non fraintendetemi!), ha rifatto un sondaggio di recente, e ha oltre i 2 terzi della popolazione che è contraria al nucleare. Hanno fatto un piano energetico riguardante i loro 19 reattori nucleari che prevede lo spegnimento di tutti questi reattori entro il 2021.
Inoltre, Berlino di recente ha dichiarato di voler soddisfare il fabbisogno di tutte le sue utenze private con energia derivante da fonti rinnovabili entro il 2015 e di voler soddisfare il fabbisogno energetico totale della città, comprensivo di centri commerciali e industriali, più “energivore” entro il 2025.
Berlino, una delle metropoli più grandi e importanti di tutta Europa.

E noi Italiani, stiamo pensando al rilancio di inceneritori e nucleare.

In Italia gli impianti medi dell’Enel hanno un efficenza pari al 30%. Vuol dire che prendiamo petrolio che potrebbe produrre 100Kw, ne estraiamo 30 da immettere nella rete e 70 li buttiamo via sotto forma di calore. Gli impianti di ultima generazione, possono produrre fino al 60% di energia elettrica, in coogenerazione con una produzione aggiuntiva in coogenerazione pari al 20/30% di energia termica, da distribuire alle case sotto forma di calore o acqua calda, con rese di punta che possono arrivare quasi al 90%.
Sarebbe interessante, ecologico (meno consumi, meno emissioni), sano (meno emissioni, meno malattie), meno dispendioso (meno consumi, meno spese e maggiori rese) fare riadattamenti di centrali elettriche esistenti per modernizzarle e aumentarne l’efficienza, invece di proporre la costruzione di nuove centrali, tra le quali le nucleari, che sono in assoluto le più problematiche dal punto di vista di un futuro sostenibile.

Ma questo non si dice, perchè bisogna mangiare i soldi pubblici (ossia quelli dei vostri F24, che sperate di ritrovarvi nella pensione, che forse non vedrete mai!), con impianti inefficienti che porteranno malattie e danni all’ambiente… tutto questo solo per fottere qualche milionata di euro statali, ossia soldi nostri, delle nostre tasse… inoltre vorrei ricordare che una centrale nucleare costa qualche MILIARDO di euro, e non semplici milionate… forse con una miglior gestione dei soldi pubblici potremmo ridurre la pressione fiscale italiana, che nel 2009 ha raggiunto il picco massimo storico!

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Se telefonando… di Gioacchino Genchi e Gianni Barbacetto

Oggi mi sento di citare l’ultimo post che Gioacchino Genchi scrive sul suo blog… così, giusto per essere un altra persona che ne tiene traccia, se mai dovesse esistere una censura che cancella queste cose è meglio averne più copie e divulgare il tutto più possibile!

Questo era un articolo pubblicato sul Diario di Enrico Deaglio il 21 marzo 2003. Ora è più attuale di allora!

Prima di iniziare… Gioacchino, io sono con te!

Titolo: Se telefonando …

C’è un contatto diretto, nel 1994, tra Silvio Berlusconi
e un uomo al lavoro per costruire il «partito di Cosa nostra».
È emerso al processo palermitano per mafia contro Dell’Utri

di Gianni Barbacetto

C’è stato un contatto telefonico diretto, nel 1994, agli albori di Forza Italia, tra Silvio Berlusconi e un uomo allora impegnato a costruire «il partito di Cosa nostra». Lo ha raccontato un consulente della procura di Palermo, Gioacchino Genchi, in una delle udienze del processo in corso nella città siciliana con imputato Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. A telefonare ad Arcore, al numero riservato di Berlusconi, alle ore 18.43 del 4 febbraio 1994, è il principe Domenico Napoleone Orsini.

Esponente dell’aristocrazia nera romana, massone, Orsini è in contatto con il capo della P2 Licio Gelli, che va anche a incontrare a villa Wanda, ad Arezzo. Dopo una gioventù nell’estrema destra neofascista, nei primi anni Novanta Orsini si scopre leghista. Nel novembre 1993 accoglie Umberto Bossi che scende nella Roma ladrona per incontrare i suoi sostenitori nella capitale: si riuniscono nella villa di Trastevere di Gaia Suspisio per una cena e brindisi con Veuve Cliquot, costo politico centomila lire, a cui partecipano, tra gli altri, il giornalista Fabrizio Del Noce, la vedova del fondatore del Tempo Maria Angiolillo e Maria Pia Dell’Utri, moglie di Marcello. Mentre viene servita la crostata di frutta, Bossi si avventura in un comizio di tre quarti d’ora, che si conclude solo quando la brigata si trasferisce al Piper, storica discoteca romana.Orsini si impegna nella Lega Italia federale, articolazione romana della Lega nord. Ma, forte dei contatti con Gelli, lavora per un progetto più ampio: riunire tutti i movimenti «separatisti», tutte le «leghe» nate in quei mesi nel Sud del Paese. Sono per lo più uomini della massoneria a fondare in molte regioni del Sud, dalla Calabria alla Lucania, dalla Puglia alla Sicilia, piccoli gruppi che si ispirano alla Lega di Bossi. I partiti storici, Dc in testa, sono allo sbando, anche per effetto delle inchieste di Mani pulite. Molti lavorano sotto traccia per riempire quel vuoto politico, mentre le stragi del ‘92, in cui muoiono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e del’93, a Firenze, Roma e Milano, destabilizzano il Paese.

Il principe Orsini è tra i più attivi in quei mesi: contatta i notabili che hanno fondato le «leghe del Sud», li riunisce, si offre come loro candidato unico alle elezioni, proponendo la costituzione di un’unica, grande «Lega meridionale», in rapporti ambivalenti con la Lega di Bossi: contrapposizione polemica, dichiarata riscossa del Sud contro il Nord, ma sostanziale alleanza e convergenza d’intenti, nel comune progetto di spezzare e frantumare l’Italia. Nello stesso periodo, qualcun altro era molto attivo negli stessi ambienti. Lo racconta Tullio Cannella, uomo molto vicino al capo militare di Cosa nostra, Leoluca Bagarella, impegnato nelle stragi: «Sin dal 1990-91 c’era un interesse di Cosa nostra a creare movimenti separatisti; erano sorti in tutto il Sud movimenti con varie denominazioni, ma tutti con ispirazioni e finalità separatiste. Questi movimenti avevano una contrapposizione “di facciata” con la Lega nord, ma nella sostanza ne condividevano gli obiettivi. Successivamente, sorgono a Catania il movimento Sicilia libera e in altri luoghi del Sud movimenti analoghi. Tutte queste iniziative nascevano dalla volontà di Cosa nostra di “punire i politici una volta amici”, preparando il terreno a movimenti politici che prevedessero il coinvolgimento diretto di uomini della criminalità organizzata o, meglio, legati alla criminalità, ma “presentabili”». È la mafia che si fa partito: dopo aver constatato l’inutilizzabilità della Democrazia cristiana, che aveva lasciato diventare definitive le condanne al maxiprocesso di Palermo, Totò Riina e i suoi cercano figure «presentabili» per varare in proprio una nuova forza politica.

«Nell’ottobre 1993», continua Cannella, «su incarico di Bagarella costituii a Palermo il movimento Sicilia libera», che apre una sede in via Nicolò Gallo e ha tra i suoi animatori, oltre allo stesso Cannella, anche Vincenzo La Bua. A Catania era nata la Lega Sicilia libera, controllata da Nando Platania e Nino Strano. Programma: la separazione dall’Italia della Sicilia, che doveva diventare «la Singapore del Mediterraneo», con conseguente possibilità di varare leggi più favorevoli a Cosa nostra, bloccare i «pentiti», annullare l’articolo 41 bis dell’ordinamento carcerario che aveva introdotto il carcere duro per i mafiosi, formare in Sicilia una autonoma Corte di cassazione…

I fondatori di «cosa nuova»

Agli uomini di Cosa nostra non sfugge fin dall’inizio che questo progetto è ambizioso e di difficile realizzazione. Per questo si lasciano aperta un’altra possibilità: cercare rapporti e offrire sostegno a nuove forze politiche nazionali che stanno nascendo sulle rovine del vecchio sistema dei partiti. «Le due strategie già coesistevano», racconta Cannella, «e lo stesso Bagarella sapeva della prossima “discesa in campo” di Silvio Berlusconi».

È Forza Italia, dunque, la carta di riserva di Cosa nostra. I suoi uomini sono informati in anticipo, attraverso canali privilegiati, dei programmi di Forza Italia. Li conoscono addirittura prima che il nome Forza Italia sia lanciato da Berlusconi sul mercato della politica. Prosegue infatti Cannella: «Bagarella, tuttavia, non intendeva rinunciare al programma separatista, perché non voleva ripetere “l’errore” di suo cognato (Riina, ndr), cioè dare troppa fiducia ai politici, e voleva, quindi, conservarsi la carta di un movimento politico in cui Cosa nostra fosse presente in prima persona. Inoltre, va detto che vi era un’ampia convergenza tra i progetti, per come si andavano delineando, del nuovo movimento politico capeggiato da Berlusconi e quelli dei movimenti separatisti. Si pensi Si pensi al progetto di fare della Sicilia un porto franco, che era un impegno dei movimenti separatisti e un impegno dei siciliani aderenti a Forza Italia. Si pensi ancora che, all’inizio del 1994, da esponenti della Lega nord (Tempesta, Marchioni e il principe Orsini), con i quali avevo avuto diretti contatti, ero stato notiziato dell’esistenza di trattative fra Bossi e Berlusconi per un apparentamento elettorale e per un futuro accordo di governo che prevedeva, fra l’altro, il federalismo tra gli obiettivi primari da perseguire. Marchioni mi aveva riferito che un parlamentare della Lega nord, questore del Senato, aveva confermato che il futuro movimento, che avrebbe poi preso il nome di Forza Italia, aveva sposato in pieno la tesi federalista».

Giovanni Marchioni, un imprenditore vicino alla Lega Italia federale, l’articolazione romana della Lega nord, ha confermato che i promotori delle «leghe del Sud» si sono riuniti a Lamezia Terme. Erano presenti, tra gli altri, La Bua e Strano per Sicilia libera, oltre ai rappresentanti di Calabria libera, Lucania libera e Campania libera. In questa occasione il principe Orsini si propone come candidato unico del futuro raggruppamento di tutte quelle organizzazioni. Orsini conferma tutto ai magistrati palermitani e ammette «di avere chiaramente intuito il tipo di interessi che Sicilia libera intendeva tutelare», scrivono i magistrati di Palermo, «specialmente dopo che Cannella gli disse esplicitamente che “occorreva tenere un discorso all’Ucciardone per poi perorare la causa del noto 41 bis dell’ordinamento penitenziario”».

Già verso la fine del 1993, comunque, un boss di Cosa nostra impegnato in prima persona nella strategia delle stragi avverte Cannella che quella del movimento separatista non è l’unica via: «Nel corso di un incontro con Filippo Graviano, questi, facendo riferimento al movimento Sicilia libera di cui ero notoriamente promotore, mi disse testualmente: “Ti sei messo in politica, ma perché non lasci stare, visto che c’è chi si cura i politici… Ci sono io che ho rapporti ad alti livelli e ben presto verranno risolti i problemi che ci danno i pentiti». Graviano e, nell’ombra, Bernardo Provenzano, nei mesi seguenti constatano che la strada separatista non è percorribile. È in questo clima che si intrecciano rapporti frenetici tra esponenti delle «leghe» e uomini di Forza Italia.

Gioacchino Genchi è un poliziotto esperto in analisi dei traffici telefonici. Da tempo è in aspettativa dalla Polizia e dal suo ufficio di Palermo pieno di computer svolge il ruolo di consulente per diverse procure italiane. Per quella di Palermo ha analizzato, con i suoi programmi e i suoi data base, i flussi telefonici dei protagonisti della stagione di Sicilia libera. Scoprendo nei tabulati della Telecom e degli altri gestori telefonici una serie di contatti insospettabili.

Quel 4 febbraio 1994

Il giorno chiave è il 4 febbraio 1994. Il principe Orsini alle 10.50 telefona a Stefano Tempesta, esponente leghista vicino a Sicilia libera. Nel primo pomeriggio, alle 15.55, raggiunge al telefono Cannella, l’inviato di Bagarella nella politica. Subito dopo, alle 16.14, chiama la sede di Sicilia libera a Palermo. Alle 18.43 chiama Arcore: il numero è quello riservato a cui risponde Silvio Berlusconi. Immediatamente dopo chiama Marcello Dell’Utri. Alle 19.01 telefona di nuovo a Tempesta, che raggiunge ancora alle 19.20. Nei giorni successivi i contatti di Orsini continuano. Il 7 febbraio 1994, alle 17.34, chiama Sicilia libera. Il giorno dopo parla due volte con Dell’Utri. Il 10 febbraio alle 13.26 telefona a Cesare Previti. Il 14 febbraio contatta ancora Dell’Utri e, alle 16.04, Vittorio Sgarbi.

L’analisi al computer dei tabulati di migliaia di telefonate, naturalmente, non può far conoscere i contenuti dei contatti. Ma rivela i rapporti, le connessioni. Un deputato regionale siciliano dell’Udc, Salvatore Cintola, per esempio, nel periodo tra il 9 ottobre 1993 e il 10 febbraio 1994 chiama 96 volte il cellulare di Tullio Cannella, l’uomo di Sicilia libera. In quei mesi cruciali a cavallo tra il ‘93 e il ‘94 sono molti i contatti tra la sede di Sicilia libera e i numeri della Lega nord, a Roma, a Verona, a Belluno. Poi, quando l’opzione «leghista» tramonta, crescono i rapporti telefonici con uomini di Forza Italia. Gianfranco Micciché, Gaspare Giudice, Pippo Fallica, Salvatore La Porta. E Giovanni Lalia, che di Forza Italia siciliana è uno dei fondatori. È lui che dà vita al club forzista di Misilmeri, che anima il gruppo che si riunisce all’Hotel San Paolo di Palermo, formalmente posseduto dal costruttore Gianni Ienna, ma considerato dagli investigatori proprietà dei Graviano e per questo confiscato. È sempre lui, Lalia, che cede il suo cellulare a mafiosi di Misilmeri, il giro di Giovanni Tubato (poi ucciso) e Stefano Benigno (cugino di Lalia, in seguito condannato per le stragi del ‘93).

Le analisi dei traffici telefonici mettono in risalto anche gli intensi rapporti tra Marcello Dell’Utri e un gruppo di imprenditori siciliani attivi a Milano nel settore delle pulizie, capitanati da Natale Sartori e Antonino Currò, arrestati poi nel 1998 a Milano. Il gruppo di Sartori e Currò era a sua volta in strettissimi rapporti con il mafioso Vittorio Mangano, un tempo «stalliere» nella villa di Berlusconi ad Arcore. Un capomafia del peso di Giovanni Brusca ha testimoniato a Palermo che il tramite tra Berlusconi e Cosa nostra, a Milano, sarebbe proprio «un imprenditore nel settore delle pulizie». Chissà, si sono chiesti gli investigatori del caso Sartori-Currò, se ha a che fare con i nostri eroi. Ma per ora quell’imprenditore – ammesso che esista – è rimasto senza volto e senza nome.
Restano soltanto i fili sottili dei rapporti intrecciati, nel momento forse più drammatico della storia italiana del dopoguerra, tra gli uomini di Cosa nostra, i promotori delle leghe, i fondatori di Forza Italia. Che questi contatti ci siano stati è ormai certo. Che cosa si siano detti, quali trattative, quali eventuali promesse si siano fatti non è invece ancora dato di sapere con certezza. Il momento fondativo della cosiddetta Seconda Repubblica resta avvolto nel mistero.

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